Tuo padre è stato dimesso ieri dall'ospedale dopo un ricovero per uno scompenso cardiaco. A casa ha bisogno di medicazioni quotidiane su una ferita, di prelievi di controllo, e di riprendere a camminare con il fisioterapista. Ti hanno detto al volo, mentre firmavi le carte, una sigla: "Chieda l'ADI". Tu annuisci, ma non hai idea di cosa sia, a chi rivolgerti, quanto costi, né quanto ci vorrà.

È una delle situazioni più comuni — e più frustranti — per chi si ritrova all'improvviso a curare un genitore anziano. L'Assistenza Domiciliare Integrata (ADI) esiste proprio per questo: portare a casa, gratuitamente e attraverso il Servizio Sanitario Nazionale, le cure mediche e infermieristiche di cui una persona fragile ha bisogno, evitando ricoveri inutili. Ma per attivarla devi sapere come muoverti. Questa guida spiega cos'è davvero, chi ne ha diritto e come richiederla passo dopo passo.

Premessa importante: l'ADI è un servizio del SSN regolato a livello nazionale, ma l'organizzazione concreta cambia da Regione a Regione e da ASL a ASL: nomi degli uffici, modulistica e tempi possono variare. Questo articolo è informativo. Per il tuo caso specifico contatta sempre il distretto sanitario della tua ASL e il medico di base.

Cos'è l'ADI (in parole semplici)

L'Assistenza Domiciliare Integrata è l'insieme delle cure sanitarie erogate direttamente a casa della persona, sulla base di un piano individuale costruito su misura. Il Ministero della Salute la definisce come l'assistenza domiciliare erogata in base a un piano assistenziale individuale, attraverso la presa in carico multidisciplinare e multiprofessionale del paziente.

"Integrata" è la parola chiave: significa che diverse figure (medico, infermiere, fisioterapista, e quando serve l'operatore socio-sanitario) lavorano in modo coordinato sullo stesso paziente, integrando le prestazioni sanitarie della ASL con eventuali servizi socio-assistenziali. L'obiettivo dichiarato è mantenere la persona nel proprio ambiente di vita, evitare ricoveri inappropriati e facilitare le dimissioni protette dall'ospedale.

Cosa include concretamente l'ADI

L'ADI non è un servizio unico e uguale per tutti: le prestazioni vengono definite nel piano di assistenza in base ai bisogni della persona. In linea generale può comprendere:

Le visite avvengono ad accessi programmati: gli operatori vengono a casa secondo una cadenza stabilita (per esempio l'infermiere ogni giorno per la medicazione, il fisioterapista tre volte a settimana). Non si tratta di una presenza continua in casa.

Chi ne ha diritto

L'ADI è rivolta a persone in condizione di fragilità o non autosufficienza che hanno bisogno di cure ma non possono recarsi facilmente nelle strutture sanitarie e possono essere assistite a domicilio in sicurezza. Tipicamente: anziani non autosufficienti, persone con patologie croniche o degenerative, pazienti in fase post-acuta dopo un ricovero, persone con disabilità o in cure palliative.

Un punto spesso poco noto e molto importante: il diritto all'ADI non dipende dal reddito né, di per sé, dall'età. La parte sanitaria è un livello essenziale di assistenza garantito a chi ne ha bisogno clinico. Quello che conta è la valutazione del bisogno, non l'ISEE.

ADI, SAD e badante: non confonderli

Sono tre cose diverse, e capirne la differenza ti evita richieste sbagliate e attese inutili.

ADI — sanitaria, ASL, gratuita

È il servizio sanitario di cui parla questo articolo. La gestisce la ASL tramite il distretto, è gratuita per la parte sanitaria (è coperta dal SSN) ed eroga cure mediche, infermieristiche e riabilitative.

SAD — sociale, Comune

Il Servizio di Assistenza Domiciliare (SAD) è invece un servizio socio-assistenziale gestito dal Comune: aiuto per l'igiene personale, la pulizia della casa, la preparazione dei pasti, la compagnia. Non eroga cure mediche e di solito prevede una compartecipazione economica in base all'ISEE. Quando i bisogni sanitari e quelli sociali si sommano, ADI (ASL) e SAD (Comune) possono coesistere e integrarsi.

Badante — privata, a carico della famiglia

La badante è una lavoratrice privata assunta e pagata dalla famiglia, che garantisce la presenza quotidiana o continuativa in casa. Non è un servizio pubblico e non sostituisce le cure sanitarie: copre il bisogno di presenza e accudimento che né l'ADI né, di norma, il SAD garantiscono nelle 24 ore.

In pratica: l'ADI cura, il SAD aiuta nella quotidianità sociale, la badante è presente. Spesso la soluzione reale per un anziano fragile è una combinazione dei tre: l'ADI per le medicazioni e la riabilitazione, e la badante (o la famiglia) per tutte le ore in cui in casa non c'è nessun operatore pubblico.

Come si attiva l'ADI: i tre percorsi

Non esiste un "modulo da scaricare e basta". L'attivazione parte da una proposta sanitaria e passa per il distretto. Ci sono tre vie principali.

1. Tramite il medico di base (MMG)

È la strada più comune quando la persona è già a casa. Il medico di medicina generale (o il pediatra di libera scelta) valuta il bisogno e inoltra la proposta di attivazione al distretto. Il primo passo concreto, quindi, è quasi sempre: parlare con il medico di base e chiedere esplicitamente di attivare le cure domiciliari.

2. Tramite il PUA / Sportello del distretto

La richiesta può essere segnalata anche direttamente dal cittadino o da un familiare al distretto sanitario di competenza, spesso attraverso il Punto Unico di Accesso (PUA) — uno sportello pensato proprio per accogliere e indirizzare le domande socio-sanitarie. In alcune Regioni può avere altri nomi (per esempio Porta Unica di Accesso). Lì ti spiegano la modulistica e raccolgono la documentazione.

3. Tramite le dimissioni protette dall'ospedale

Se la persona è ricoverata, l'ADI può essere attivata prima ancora di tornare a casa: è il percorso delle dimissioni protette. Il medico ospedaliero o l'assistente sociale del reparto segnalano il caso al distretto, così l'assistenza domiciliare è pronta nel momento del rientro. Se un tuo familiare è in ospedale e prevedi che a casa servirà assistenza, chiedi in reparto di attivare le dimissioni protette con largo anticipo, non l'ultimo giorno.

Valutazione multidimensionale (UVM) e PAI

Dopo la richiesta, il distretto verifica la documentazione e avvia la valutazione multidimensionale, affidata a un'Unità di Valutazione Multidimensionale (UVM): un'équipe che esamina non solo la situazione clinica, ma anche gli aspetti funzionali, cognitivi, sociali e ambientali della persona. Spesso, quando è possibile, la valutazione avviene anche a domicilio.

Sulla base di questa valutazione viene redatto il PAI — Piano Assistenziale Individualizzato: il documento che stabilisce chi fa cosa, quante volte e per quanto tempo. Nel PAI sono definite le figure professionali coinvolte, la frequenza degli accessi settimanali e gli obiettivi di cura, condivisi con la famiglia e con il caregiver. Il PAI non è statico: viene rivisto se le condizioni cambiano.

Tempi indicativi

I tempi dipendono fortemente dalla ASL e dall'urgenza del caso. Indicativamente:

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Quando in casa entrano infermiere, fisioterapista, badante e familiari, coordinarsi diventa caotico. Con FamigliaCare segni gli appuntamenti degli operatori ADI, le terapie e il diario quotidiano — e tutta la famiglia vede gli aggiornamenti in tempo reale, senza messaggi sparsi su dieci chat.

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È gratuita? Sì, ma con dei limiti reali

La parte sanitaria dell'ADI è gratuita: rientra nei livelli essenziali di assistenza garantiti dal SSN, indipendentemente dal reddito. Non paghi le visite dell'infermiere, del fisioterapista o del medico.

Ma è importante avere aspettative realistiche su cosa significa "assistenza domiciliare":

Come integrare ADI, badante e famiglia

L'errore più frequente è pensare che, ottenuta l'ADI, il problema sia risolto. Nella realtà, l'ADI copre le esigenze cliniche, ma lascia scoperte molte ore della giornata. La gestione che funziona di solito è questa:

Perché funzioni davvero, tutte queste figure devono parlare la stessa lingua: sapere quali farmaci ha preso l'anziano, com'è andata la giornata, quando viene l'infermiere, quale terapia ha prescritto il medico. È qui che un'agenda condivisa fa la differenza.

Un esempio reale

Maria, 82 anni, viene dimessa dopo l'intervento al femore. In reparto la figlia chiede le dimissioni protette: il giorno del rientro a casa è già attiva l'ADI. Il PAI prevede l'infermiere per la gestione della ferita e il fisioterapista tre volte a settimana per la riabilitazione. Il medico di base coordina la terapia.

Ma Maria vive sola, e gli operatori passano solo poche ore alla settimana. La famiglia assume allora una badante per le giornate e si organizza tra fratelli per le notti e i weekend. Risultato: la ferita guarisce seguita dall'infermiere, Maria torna a camminare grazie al fisioterapista, e la presenza in casa è garantita dalla badante. Nessuna di queste tre cose, da sola, sarebbe bastata.

Cosa NON aspettarsi e gli errori comuni

❌ Pensare che l'ADI sia una badante gratis

Non lo è. L'ADI è cura sanitaria ad accessi programmati, non presenza continuativa. Chi se l'aspetta resta deluso e impreparato.

❌ Aspettare l'ultimo giorno di ricovero per chiedere

Le dimissioni protette vanno chieste con anticipo. Attivarle il giorno stesso delle dimissioni significa quasi sempre tornare a casa senza assistenza pronta.

❌ Confondere ASL e Comune

Chiedere l'ADI all'ufficio sbagliato fa perdere tempo. La parte sanitaria è ASL/distretto; la parte sociale (SAD) è Comune. Spesso il PUA aiuta proprio a smistare le due richieste.

❌ Non tenere traccia di nulla

Con più operatori che entrano in casa, senza un registro condiviso si perde il filo di terapie, accessi e segnalazioni. Un diario aggiornato è ciò che evita errori e dimenticanze.

Uno sguardo al futuro: il PNRR (Missione 6 Salute) ha investito in modo importante proprio sulla domiciliarità, con l'obiettivo di portare l'assistenza domiciliare a coprire almeno il 10% della popolazione over 65, insieme alle Case della Comunità e alla telemedicina. La direzione è chiara: curare sempre di più a casa. Ma la disponibilità concreta, oggi, varia ancora molto tra territori.

Fonti

Le informazioni di questo articolo hanno scopo informativo e generale. Le regole precise, la modulistica e i tempi variano per ASL e Regione: per attivare l'ADI rivolgiti al distretto della tua ASL e al medico di base.

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